Carlo Ballarini

…di nuovo online

I Colori dell’Aria

Brano dalla lunga e travagliata genesi, I Colori dell’Aria vede la sua realizzazione definitiva nel 2010 per quartetto di saxofoni e percussioni.

È composto dalla successione di 9 pannelli senza soluzione di continuità; all’interno di essi alcuni elementi musicali primari vengono alternati, combinati, sovrapposti o mescolati in dosi differenti, in modo da generare esiti i cui ingredienti siano sempre riconoscibili ma mai percepibili allo stato puro, esattamente come avviene combinando i colori su una tavolozza: si hanno moltissime gradazioni di verde, ma chi può dire quale sia il verde?

La registrazione è stata effettuata il 20 novembre 2010 al Teatro San Carlino di Brescia. Silvia Guglielmelli al sax soprano, Giovanna Carrocetto al  sax contralto, Matteo Lucchini al sax tenore e Gianluca Rigamonti al sax baritono. Percussionista  Alessio Turconi.

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‘A Sunata

Per una serie di circostanze ho recentemente dovuto lavorare su materiali attinenti alla florida tradizione della canzone napoletana. Una produzione ricchissima, che affonda le sue radici in epoca medievale per arrivare ai giorni nostri. Spulciando una discreta quantità di materiali mi sono trovato immerso in un mondo al quale è difficile rimanere indifferenti, pertanto ho affiancato alla mia commissione una produzione parallela, assolutamente e squisitamente goliardica e magari anche un tantino irriverente. In questo contesto nasce ‘A Sunata pe’ duje sunatori ‘ncopp’a nu pianoforte (La Sonata per pianoforte a quattro mani) che, sotto le sembianze di una sonata in tre movimenti propone una pirotecnia di motivi partenopei più o meno famosi. La brillante esecuzione del 19 giugno 2011 è di Alessandra Gelfini ed Elena Strati.

I. ‘A canzone Michelemmà e addò ‘o tema s’arricrea (Tema e variazioni su: Michelemmà)

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II. Addò se canta che succerett’ mentre stev’ ‘a luna all’Arenella (Canzone: La Stella dell’Arenella)

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III. Gira e vota sempre ‘llà turnammo: ‘a musica pazzariella (Rondò: Le Tarantelle)

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Cartwheels

Dedicato a “Guido Boselli, violoncellista acrobatico”, Cartwheels è un brano solistico ispirato al gesto atletico della ruota, durante il quale ciascuno dei quattro arti funge da supporto temporaneo in rapida e fluida successione. Ne consegue un costante riferimento alla circolarità, sia per quanto riguarda le figure utilizzate (o forse sarebbe meglio dire l’unica figura utilizzata), sia per l’impianto formale, sia infine per il moto costantemente centrifugo della scrittura che, in un apparente assetto A-B-A, tenta invano di allontanarsi dal disegno iniziale.

La registrazione è del 17 gennaio 2004, al violoncello Guido Boselli.

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Dialogo

Prokof’ev: Sai, mi voglio mettere a lavorare sul serio alla mia Sesta Sinfonia. Ho scritto il primo movimento… e adesso sto componendo il secondo, con tre temi; il primo movimento probabilmente sarà in forma sonata. Sento il bisogno di compensare la mancanza della sonata nei movimenti precedenti.

Šostakovič: Allora, da queste parti il tempo è sempre così?

Da: Ross A., Il resto è rumore, Bompiani, Milano 2009 (la cui lettura è caldissimamente consigliata)

 

Grounds

È oggi la volta di un brano del 2001: Grounds, per flauto e pianoforte.

Il termine Grounds evoca la prassi barocca (e non solo) del ground bass o basso ostinato, una forma di variazione nella quale una figura al basso si ripete costante mentre nelle parti superiori vengono sovrapposte figure via via più complesse ed eterogenee. A seconda della collocazione geografica, tale espediente compositivo ha assunto diversi nomi: Passacaglia, GroundCiaccona… Aaron Copland sostiene che si tratta della forma di variazione più semplice da riconoscere.

In Grounds la linea del basso che si ripete è un fantasma: le strutture variate che hanno luogo vengono generate da e su qualcosa che è da immaginare; la ciclicità della composizione è percettibile ma nulla più, in quanto l’elemento che la genera (il basso) è inespresso.

La registrazione è del 13 marzo 2001; al flauto Sergio Zampetti e al pianoforte il fratello Claudio.

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Metalli

Vorrei cominciare a rendere disponibile per l’ascolto un brano scritto nel 2005/2006 per un organico piuttosto particolare: due violoncelli, pianoforte e due batterie. Tutti gli strumenti devono essere amplificati e in alcuni punti sulla partitura è suggerito ad libitum l’uso di un leggero digital delay.

Il titolo deve la sua origine al genere di musica rock chiamato heavy metal e, come si può notare all’ascolto, la musica non si sottrae affatto a certi atteggiamenti di quel mondo, anche se in una chiave profondamente rivissuta, a tratti grottesca.

La registrazione dal vivo (purtroppo di modesta qualità in quanto sbilanciata) è del 4 marzo 2006 e gli esecutori sono: Guido Boselli, Umberto Pedraglio (violoncelli), Claudia Bracco (pianoforte), Paolo Pasqualin e Alessandro Vismara (batterie). Giovanni Cospito al mixer.

 

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Eccoci di nuovo

Finalmente, dopo un lunghissimo periodo di inattività dovuto a una molteplicità di ragioni, rimetto mano al mio sito personale.

Qui si potranno trovare informazioni  su di me e sulla mia attività professionale, nonché probabilmente leggere qualche post estemporaneo di natura musicale o para-musicale.

Abbiate pazienza se tutto non è completo. La lotta contro gli impegni quotidiani e la pigrizia è sempre ardua.